Il Cilento

Andar per grotte

I rilievi e le coste campane sono ricchi di grotte: Il territorio carsico del Cilento propone da questo punto di vista autentiche emozioni. Le più spettacolari sono quelle di Castelcivita, nei pressi del ponte sul fiume Calore, e soprattutto quelle di Pertosa, più a sud, tra Salerno e Atena Lucana, all' ingresso del Vallo di Diano, chiamate anche dell' Angelo o di San Michele. La visita inizia a bordo di una zattera su un laghetto il cui livello e regolato oggi da una diga. Tra stalattiti che precipitano dalla volta si compie un viaggio a ritroso nel tempo nell' Età Neolitica, quando i primi abitatori della zona costruirono qui le palafitte. Sempre con la zattera, si approda nella prima sala dove scroscia una spettacolare cascata. La visita propone poi nuove emozioni nella Sala della Madonna, così chiamata per la statua della Vergine circondata da esili stalattiti e stalagmiti che sembrano altrettante candele votive.

Padula

Il suo nome viene automaticamente associato alla famosissima Certosa di San Lorenzo. Iniziato nel 1306 e finito solo all'inizio dell'800, il complesso è infatti tra i più monumentali del Mezzogiorno e occupa (fra spazi aperti e scoperti) una superficie di 5 ettari.

Intorno al Chiostro grande è stato sistemato, negli anni 50, il Museo archeologico della Lucania occidentale.

Paestum

La città fondata dai coloni di Sibari intorno al 600 a.C. portava il nome greco di Posidonia. Caduta in mano ai Lucani, divenne Poistom, e, dal 273 a.C., fu la romana Paestum.

La scoperta delle fascinose e ora celeberrime rovine si deve in buona parte all' apertura della strada Borbonica nella Piana del Sele, all' epoca semiabbandonata. gia dal I secolo infatti, la zona e la città avevano cominciato a spopolarsi, causa del progressivo impaludamento. All' inizio del Medioevo Paestum era una piccola comunità il colpo decisivo, dopo quello della malaria, fu inferto dalle incursioni saracene: gli ultimi pestani si spostarono verso i Monti Alburni e crearono Capaccio.

Oltre ai templi e alle strutture urbane, da non perdere il Museo, dove si conservano, fra l'altro, le lastre affrescate della famosa Tomba del Tuffatore, e parti decorative del Santuario di Hera Argiva alla foce del Sele.

Teggiano

Dal IV secolo d.C. al 1862 il nome del centro, nato su un colle isolato, tutto fortificato e munito di un castello probabilmente Normanno, fu Diano; così è ancora chiamata la vallata solcata dal Tanagro e dall' antica via Popilia, stretta fra i monti del Cilento e della Maddalena.

Dopo la congiura dei Baroni, il castello fu teatro della vittoriosa resistenza di Antonello Sanseverino contro gli Aragonesi. Dopo il 1806 fu venduto a due famiglie locali. Riaperto al pubblico nel 1996 dai Macchiaroli, oggi accoglie nelle appendici ottocentesche uno spazio museale, ed è in programma l'istituzione di un Antiquarium.

Ascea - Velia

Il primo nome fu Yele, ma fu chiamata anche Elea, e fu sede della famosa scuola filosofica, detta appunto eleatica, alla quale si formarono Parmenide e Zenone. Colonia Focea, fondata intorno al 540 a.C., conservò la lingua greca anche in età imperiale e mantenne strettissimi rapporti con Marsiglia, che aveva le stesse origini.

Oltre alle rovine della città, si visitano gli scavi iniziati negli anni '20 e tuttora in corso. L' insieme è fascinoso e ricco di importanti ritrovamenti, come la Porta Rosa, tra le porte urbane più significative dell' intera Magna Grecia.

San Severino di Centola

Ad una manciata di chilometri da Marina di Camerota, come per magia dalle rocce di pietra grigia e rosa che dominano la valle del fiume Mingardo , emerge un antico borgo medievale : è San Severino di Centola.

Questo villaggio è stato abbandonato circa 35 anni fà, e gran parte degli abitanti si sono trasferiti a valle tuttavia in epoca medievale il paese aveva una fondamentale importanza strategica come testimoniano ancora i resti possenti del castello fortezza.